Stefano Maria Marianeschi

5 Maggio 2025

Mission Zambia - Marzo 2025

La missione più recente alla quale ho preso parte si è svolta, dal 22 al 30 marzo scorso, in Zambia. Ed è sempre l’Africa l’obiettivo della prossima, visto che alla fine di questo mese sarò in Uganda.

In realtà, a me piace poco chiamarle “missioni” perché si potrebbe erroneamente mettere in relazione questo termine con la volontà di andare in un Paese per una qualche forma di “colonizzazione”. Piuttosto, il termine missione è radicato nel nome dell’ente del Terzo Settore (Ets) con cui collaboro da decenni, e cioè la Fondazione “Mission Bambini”. Per questo organismo, la vera missione, la nostra missione, è raggiungere gli angoli più remoti del mondo per aiutare i bambini in difficoltà.

Il nome che preferisco attribuire a questi viaggi è “campo” (in inglese suona anche meglio, camp), cioè campi di lavoro da attuare assieme al personale sanitario locale. Una puntuale e provvidenziale collaborazione che si stabilisce con i medici, gli infermieri e tutte le figure coinvolte nella cura dei bambini alle prese con una patologia cardiaca. Proprio come avvenuto in Zambia, dove eravamo già stati diversi anni fa e fino al 2019. I nostri programmi erano comunque resi difficoltosi a causa delle infrastrutture deficitarie e della mancanza di personale qualificato da istruire e da coinvolgere nelle iniziative pianificate.

Ora in Zambia abbiamo potuto constatare forse l’unico effetto positivo derivante dalla pandemia da Covid-19: nel 2020 infatti, le autorità locali, in pochi mesi, hanno costruito un nuovo ospedale, dapprima dedicato all’assistenza dei malati dell’infezione pandemica, e poi convertito in ospedale del cuore, un “Heart Hospital”. Questo centro sorge a pochi chilometri dall’aeroporto di Lusaka, nel bel mezzo alla natura incontaminata. E, a differenza di altre precarie strutture del Paese, è provvisto di spazi e mezzi adeguati alla cura dei bambini. Ma il governo ha anche adottato provvedimenti importanti per fronteggiare il problema della mancanza di personale, inviando in altre nazioni, non soltanto africana, giovani medici a specializzarsi in numerose branche, come anestesiologia e rianimazione, cardiologia, cardiochirurgia. E altrettanto ha fatto per formare gli infermieri.

In Zambia, “Mission Bambini Ets” è stata presente con una équipe di medici e infermieri provenienti, oltre che dall’ospedale dove lavoro, il Niguarda di Milano, anche dal “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo. In quattro giorni lavorativi, abbiamo effettuato sei interventi su bambini portatori di tetralogia di Fallot, una delle patologie del cuore molto diffuse in tutto il continente africano. La storia naturale di questa malattia spesso consente ai piccoli pazienti di raggiungere un’età in cui è ancora possibile intervenire chirurgicamente. Hanno operato assieme a noi i chirurghi locali; aspetto, questo, di grande importanza, perché lascia tanta speranza affinché il sistema sanitario locale possa svolgere le maggiori attività cliniche sulle proprie gambe. Tutti i bambini sottoposti ad intervento, sono stati salvati.

Ritornare nelle nostre città dopo una esperienza del genere ci garantisce una energia, una carica ancora maggiore per affrontare il nostro lavoro quotidiano. Non siamo persone speciali, non siamo supereroi che risolvono ogni problema. Molto più semplicemente, siamo dei professionisti che amano donare disponibilità e competenze per salvare bambini in contesti difficili, e per testimoniare e insegnare quanto hanno appreso nella vita professionale a colleghi meno esperti ma sui quali riponiamo grande fiducia.

 

Stefano Marianeschi
Chief Congenital Cardiac Surgery
Scientific Advisor Children’s heart program
Mission  Bambini Foundation
E.mail: marianeschi@hotmail.com